Vinitaly 2025, le nostre cantine preferite: storie di vino, di tradizione e di futuro

C’è sempre qualcosa di magico nell’atmosfera che si respira quando si varca la soglia di Veronafiere per partecipare al Vinitaly. Anzi, in realtà l’aria di magia si avverte fin da quando si scende dal treno e si muovono i primi passi nella Verona pronta ad accogliere forse l’evento più atteso dell’anno, tra feste e brindisi ad ogni ora del giorno e della notte.

Il Vinitaly è l’appuntamento migliore per approfondire la propria conoscenza del vino, per scoprire nuove cantine, ma soprattutto per meravigliarsi ascoltando le loro storie e insieme degustando il frutto di quel racconto. Per noi è una sorta di pellegrinaggio annuale che utilizziamo per studiare, conoscere, scovare perle rare, innamorarci di qualcosa di nuovo. Da ogni Vinitaly torniamo a casa non solo con nuove consapevolezze, ma anche con nuovi amici (e partner! Perché sì, nonostante quella per il mondo del vino sia innanzitutto una passione, andiamo al Vinitaly anche per lavoro).

Quest’anno la formazione Vinitaly di AiBrand ha accolto anche un nuovo membro: Emiliano, che con la sua ventennale esperienza nel mondo food & beverage, ci ha accompagnate alla scoperta di speciali chicche enologiche.

Continua a leggere per scoprire chi ha rapito il nostro cuore quest’anno.

Non solo VINI: primi giri, primi assaggi, prime scoperte degne di nota

Partendo dal Lazio

Non potevamo chiedere un inizio migliore. Appena entrati ci siamo diretti subito nel padiglione del Lazio, la nostra regione d’origine, perché volevamo iniziare giocando in casa ma partendo da una bella degustazione di olio, che ammettiamo, quest’anno è stata davvero difficile da trovare.

Ci ha però stupito la prima visitata, Cincinnato. Famosa per i suoi vini ma forse non tanto per il suo olio! 100% Itrana, delicato e leggero, una piccantezza appena accennata al finale, ma un profumo aromatico intenso, perfetto per accompagnare piatti dal sapore deciso senza sovrastarli.

Una bella scoperta che andremo ad approfondire con una bella visita in tenuta…che magari poi vi racconteremo con un video sui nostri social.

Rimanendo nel Lazio, non potevamo non far visita al nostro caro Marco Carpineti, che ha condiviso con noi qualche speranza su questa edizione del Vinitaly:

Facciamo tappa in Campania

Ci siamo poi diretti in Campania, dove siamo passati a trovare due delle nostre cantine del cuore.

La prima è Marisa Cuomo. Che dire? Il suo stand praticamente dominava il padiglione Campania, con una fila di persone in trepidante attesa di i suoi vini prodotti tra viti e rocce a strapiombo sul mare.

Il nostro amore per lei è sbocciato lo scorso anno, quando ci ha accolte nel suo stand raccontandoci la filosofia con cui produce perle di gusto come Furore e Fiorduva, una filosofia “estrema”:

I Vini estremi sono vini eroici, figli della fatica, del sudore, della laboriosità dell’uomo; sono prodotti in zone spesso sconosciute, geograficamente impervie, talvolta impossibili e coltivati in minuscoli fazzoletti di terra strappati alla montagna, alle rocce, al mare.

L’anno scorso, Marisa e i suoi vini ci hanno conquistati a tal punto che abbiamo voluto coinvolgerla in un nuovo progetto su cui siamo stati chiamati a lavorare da gennaio. Una villa di lusso a Positano ci ha chiesto di pensare ad un rebranding ed una nuova strategia di marketing che possa posizionare la villa e renderla riconoscibile ad un target ben identificato su cui si vuole far breccia. E così abbiamo ideato un welcome kit, composto da materie prime d’eccellenza, esclusivamente del territorio. Una bottiglia di vino come cadeaux era scontata, e forse anche la scelta di mettere in frigo un Furore (o Fiorduva a seconda del numero di notti 😉) della nostra Marisa Cuomo, top di gamma della zona.

Siamo poi arrivati a Guido Marsella, assolutamente d’obbligo per la new entry di AiBrand, Emiliano, che ancora non conosceva i suoi vini. Emiliano è stato così iniziato a uno dei Fiano d’Avellino più buoni mai assaggiati. Le parole di Guido sulla storia della sua cantina, poi, ci hanno tenuti incollati al suo stand: sentirlo parlare è un piacere quasi paragonabile a quello della degustazione dei suoi vini.

Proseguiamo in Friuli e in Piemonte

E a proposito di nuove esperienze per Emiliano, gli abbiamo fatto conoscere anche altre due cantine che nell’edizione 2024 del Vinitaly ci erano piaciute, stavolta friulane.

Gigante, situato nella provincia di Udine, ci ha deliziato con la sua linea di DOC Friuli Colli Orientali che tra i bianchi include Chardonnay, Pinot Grigio, Ribolla Gialla, ma anche vitigni autoctoni come il Verduzzo friulano. Il Friulano, etichetta Vigneto Storico, è qualcosa che consigliamo davvero a tutti di provare, anche se un po’ difficile da trovare a Roma ma noi lo abbiamo scoperto in un ristorante al centro e poi ritrovato in una enoteca a Parioli, della serie “chi cerca trova”.

Renato Keber invece ci ha fatto provare la linea completa dei suoi vini coltivati sulla collina di Zegla, tra cui la Ribolla Gialla “Extreme”. Per produrre questo vino, le uve vengono macerate per un mese in vasche di cemento aperto con lieviti selvatici senza controlli di temperatura, invecchiato in botti di grandi dimensioni senza scaffalature, e rilasciato dopo due anni e mezzo. Una vera chicca.

E rimanendo in territorio nordico, ma stavolta in Piemonte, una menzione speciale va come sempre a Tenuta La Meridiana, uno dei nostri amici più stretti all’interno del mondo Vinitaly. Federico quest’anno è riuscito finalmente a sedersi insieme a noi. Dopo averci fatto assaggiare il suo Spumante Rosato Brut Ouverture e la sua linea di Barbera d’Asti Docg, ci ha raccontato la nascita del suo incredibile Vermut a base di Barbera:

Passando dall’Abruzzo arriviamo all’Umbria

Prima di passare all’Umbria, dove abbiamo terminato la nostra seconda giornata di Vinitaly, abbiamo fatto un rapido passaggio in terra abruzzese per Torre dei Beati. La gioia nel rivedersi anno dopo anno è sempre la stessa, proprio come quella che proviamo degustando i vini di questa cantina a cui siamo così affezionati. Il loro Rosa-ae, Cerasuolo d’Abruzzo, è una dichiarazione d’amore che rimane solida nel tempo.

Spostandoci infine in Umbria, non poteva mancare un saluto a Decugnano dei Barbi, azienda che per il suo lavoro sia enologico che di branding è in grado di solleticare sia le nostre papille gustative che il nostro cervello di marketers. Siamo infatti grandi amanti delle loro etichette, non solo per la qualità eccellente del vino, ma anche per la bellezza delle illustrazioni con cui ogni bottiglia è decorata.
La bottiglia di Battito, ad esempio, porta su di sé un indovinello in latino: “andiamo in giro di notte e siamo consumate dalla fiamma”. La risposta non ve la diciamo, ma la suggeriamo: è tutta nell’etichetta.

Terminiamo la degustazione dei rossi da Fongoli, cantina umbra con una storia familiare che mette al centro la qualità dei suoi vini biologici. Il sorriso di Angelo, Letizia e Ludovica, ci ha accolto con un calore che solo un progetto con una forte base familiare sa donare. Il loro rossofongoli è stato il finale perfetto della nostra giornata.

Nuove scoperte al Vinitaly 2025

In questa nuova edizione del Vinitaly, abbiamo deciso di affidare ad Emiliano il compito di farci scoprire delle nuove perle conosciute frutto della sua esperienza nel mondo food & beverage. E la scelta ci ha decisamente ripagati!

Iniziamo dalla Franciacorta

Partiamo dal padiglione Franciacorta, verso cui Emiliano è corso felice all’alba del nostro secondo giorno come un bambino verso il suo parco giochi preferito.

Fare una selezione delle cantine da degustare non è stato facile, ma alla fine siamo approdati allo stand di Camilucci. Qui la famiglia Camilucci si è raccontata a noi con una purezza e un entusiasmo che si possono assaporare anche nelle loro bollicine: “Facciamo vino da un po’ di anni… 93!”.
Il gusto delicato ma allo stesso tempo avvolgente di tutte le loro bolle e il loro perlage intenso ci hanno coccolati dando il via a una seconda giornata di Vinitaly incredibile.

Siamo poi passati a Ricci Curbastro, una cantina che ha voluto puntare tutto sull’intreccio tra tradizione e sostenibilità. Qui abbiamo iniziato la degustazione dal loro Dosaggio Zero, Pinot Nero e Chardonnay, nato da una lenta rifermentazione in bottiglia secondo il metodo tradizionale della Franciacorta. Abbiamo poi degustato anche il loro Brut ed Extrabrut, perfette espressioni della Franciacorta con una accattivante combinazione di note floreali e fruttate.

Le nostre scoperte in Lazio e Toscana

Tra le nostre nuove scoperte del Vinitaly 2025 ce ne sono anche alcune dal centro Italia, in particolare da Lazio e Toscana.

Nel consorzio DOC Roma abbiamo fatto la conoscenza di Tenuta Iacoangeli, azienda vitivinicola a conduzione familiare che oggi vede alla guida della parte commerciale il giovanissimo Paolo. È stato proprio lui a presentarci i suoi vini e a fare anche una piccola magia. Di cosa stiamo parlando?
La nostra Ilaria notoriamente non è un’amante della Malvasia Puntinata, ci tiene a precisarlo. Ma per l’entusiasmo e la simpatia di Paolo ha voluto fare un’eccezione, per rimanere piacevolmente sorpresa dal sentore fruttato avvolgente ma non aggressivo del calice di Tenuta Iacoangeli.

Nel Lazio quest’anno abbiamo anche conosciuto l’Antica Tenuta Palombo, situata ad Atina, al confine tra Lazio e Molise. Questa cantina ci ha stuzzicati prima con il suo spumante Primis, che quest’anno ha ricevuto anche un premio per la sua qualità, per poi farci innamorare del suo Sauvignon (davvero notevole, complimenti!) e del suo Cabernet. La scelta di vitigni di origine francese? È assolutamente consapevole e voluta, ci racconta Roberto, l’enologo. L’obiettivo era quello di metterli alla prova e sperimentarli nel terroir del Lazio. Esperimento assolutamente riuscito.

In Toscana abbiamo invece fatto la conoscenza di Fattoria Mantellassi, che ci ha invitato nel suo stand per degustare non solo i suoi buonissimi rossi, ma anche il suo olio extravergine d’oliva Fiordaliso, una delle più buone scoperte di questo Vinitaly! Il suo gusto intenso e la leggera ma presente piccantezza hanno impreziosito magnificamente il pane su cui ci è stato servito per la degustazione.

E cosa dire dei vini? Il Morellino di Scansano è tra i prodotti di punta di questa azienda e particolarmente interessante è il logo Mago di O3, il primo Morellino di Scansano senza solfiti aggiunti con la tecnologia Purovino®, che sostituisce l’utilizzo di anidride solforosa con l’ozono. Un esperimento decisamente ben riuscito.

Nuove conoscenze in Trentino, dal Lagrein al Riesling

Emiliano ci ha guidate alla volta del Trentino Alto-Adige per iniziare la degustazione dei rossi.

In Trentino abbiamo visitato lo stand di Pfitscher, di cui abbiamo degustato il Lagrein, il Pinot Nero e il Merlot Cabernet Riserva. In ciascun calice abbiamo percepito davvero l’anima del Trentino. Il suo il Pinot nero, potremmo definirlo “Sua Maestà Pinot Nero”, elegante come solo un reale saprebbe essere. Dal colore rubino intenso e dal profumo complesso e intenso con note di frutta rossa e spezie ci ha convinti subito per la sua raffinatezza, equilibrato tra acidità e tannini.

Il Lagrein, invece, ci ha presi per mano e portati in un bosco fatto di mille profumi: richiami di violetta, frutti di bosco, ciliegie. Sorseggiandolo, in bocca si diffonde un tenero velluto, con tannini raffinati e persistenti.
E infine il Merlot Cabernet Riserva, un bouquet armonioso di frutti di bosco maturi, un finale che ricorda il cioccolato amaro e il legno; pieno, robusto, complesso, una bevuta persistente che non si fa dimenticare.

Caso vuole che, girandoci di appena 180°, ci siamo trovati di fronte lo stand di Elena Walch. Nonostante fosse assalito da decine di wine lovers ed esperti di settore, siamo riusciti a ritagliarci uno spazietto e intavolare quattro chiacchiere con uno dei rappresentanti di questa storica azienda, che ci ha regalato l’opportunità di degustare qualche riserva nascosta, come un Pinot Nero del 2018: un calice decisamente interessante.

Il nostro viaggio è proseguito con Valle Isarco – Eisacktal: Sylvaner, Kerner, Sauvignon e Riesling, per degustare davvero ogni dettaglio del terroir del Trentino. Questa cantina ci ha convinti davvero all’unanimità e ha strappato ad Ilaria la promessa di andare a trovarli quest’estate nel suo tour estivo delle bellezze dell’Alto Adige.

Essendo un po’ tutti anche amanti del Riesling, non potevamo mancare la degustazione a Castel Juval, che potremmo in effetti definire la vera e pura espressione di questo vitigno. Allo stand di Castel Juval abbiamo infatti attraversato tutti i Riesling prodotti a partire dalle loro vigne Windbichel e Unterortl, di varie annate. Nonostante tutti partissero dallo stesso vitigno, è stato incredibile constatare con mano (e con bocca) come non ce ne fosse uno uguale all’altro: ognuno rivelava qualcosa di diverso, dai sorsi più semplici e immediati a quelli più acidi, complessi e aromatici, perciò un grande GRAZIE EMILIANO per questa scoperta!

Infine, Dipoli. Il loro Merlot in purezza e il loro blend Merlot e Cabernet fanno meritare Emiliano di un altro GRAZIE.
Il Fihl 100% Merlot ci ha subito stregati per la sua schiettezza, con un tannino ben evidente e setoso e note speziate, quasi di cacao sul finale. Il blend Merlot e Cabernet, lugum, non è da meno: un rosso rubino profondo che apre a un sorso gentile e morbido, lasciando una carezza sul palato.

E fuori dall’Italia?

Ci siamo concessi anche un giro fuori dall’Italia, partendo dalla Slovenia con Marjan Simcic. L’entusiasmo di Vesna, rappresentante dell’azienda, ci ha coinvolti fin da subito. Ci ha raccontato del loro Rosè Metodo Classico, premiato a Londra da Decanter con la medaglia d’argento. Abbiamo poi degustato i vini riserva, Pinot Grigio e Chardonnay, “i migliori vini della nostra cantina”, parole di Vesna. Equilibrati e delicati, tutti i vini Simcic sono risultati davvero piacevoli da sorseggiare durante le nostre chiacchiere con Vesna.
Questo piccolo viaggio fuori dalla nostra Penisola è stato decisamente interessante e ci conferma come il vino sia tradizione e cultura capace di attraversare i confini geografici.

Ma forse una delle scoperte più fuori dagli schemi di questo Vinitaly 2025 sono stati i vini sudafricani. Eh già, il nostro palato è volato fino in Sud Africa grazie ad Afriwines. Qui ci siamo fatti guidare da chi era più esperto di noi nella degustazione, ma possiamo dirvi che molte delle etichette che abbiamo assaggiato, tutti rossi, alla cieca avrebbero potuto tranquillamente essere scambiati per prodotti nati da vitigni italiani. Chapeau!

Back from Vinitaly: le nostre considerazioni

Il Vinitaly offre da sempre la possibilità di attraversare l’Italia, i suoi territori, le sue particolarità microclimatiche e le sue filosofie produttive non a piedi, ma con un percorso degustativo che vorremmo non finisse mai.

Ogni anno questa meravigliosa manifestazione ci offre un’infinità di prodotti incredibili frutto di una danza meravigliosa e a volte perfetta tra l’ingegno umano, la terra e i suoi frutti. Ogni stand è un piccolo viaggio all’interno di tradizioni, filosofie, competenze, know how che non esistono da nessun’altra parte: ogni cantina è unica nel suo genere. E proprio come gli esseri umani, ogni vino ha un mix di personalità univoco e irripetibile. È questo ciò che lo rende così speciale ai nostri occhi.

Da nord a sud, nelle isole, e adesso per la prima volta anche fuori dall’Italia, questo viaggio ci arricchisce professionalmente e umanamente ogni anno di più. Condividerlo con chi del vino ne ha fatto non solo una passione ma, in diverse forme, anche il proprio lavoro, lo rende ancora più bello e stimolante.

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