Marketing e AI: l’importanza del giusto prompt

Il giusto prompt per l'intelligenza artificiale

Utilizzare il giusto prompt per l’intelligenza artificiale: perché è importante anche nel Marketing

 

L’Intelligenza Artificiale (anche detta “AI”) è sempre più presente nella vita di chi lavora nel campo del Marketing. Alcuni ritengono che l’AI sia in grado di sostituire al 100% un copywriter o un grafico esperto, ma non è sempre così (e ne abbiamo parlato in questo articolo).

L’AI è certamente in grado di semplificare la vita di chi deve elaborare spesso contenuti per i propri piani di Marketing ma non ha molto tempo di farlo. Tuttavia, per farlo bisogna sapere come usarla.

Il primo passo per utilizzare un’intelligenza artificiale correttamente è dargli un comando, anche detto “prompt”. Il prompt è l’input che si dà all’intelligenza artificiale: banalmente è il messaggio che scriviamo nella chat attraverso la quale comunichiamo con l’algoritmo.

 

Perché il prompt è importante?

Innanzitutto, bisogna tenere in considerazione il fatto che l’intelligenza artificiale non ti conosce e non conosce il tuo business: non ha dunque alcuna informazione su quale sia lo stile comunicativo della tua azienda, il tuo tone of voice oppure il mood visivo che utilizzi di solito nelle tue grafiche.

Per assicurarci che l’algoritmo ci restituisca un risultato coerente con i nostri bisogni, è necessario stare attenti a cosa gli chiediamo.

Quando comunichiamo con una AI è infatti importante ricordarsi di specificare:

  • Quali sono i nostri obiettivi;
  • Che business gestiamo;
  • Che tipo di comunicazione vogliamo realizzare.

Attenzione poi alla lingua che utilizziamo! Ogni lingua porta con sé specifiche sfumature di significato, che difficilmente riescono ad essere comprese dall’algoritmo, dando luogo a imprecisioni. Questo accade soprattutto se pensiamo al fatto che la maggior parte delle AI oggi sono programmate attraverso dati e informazioni prevalentemente in lingua inglese. L’algoritmo potrebbe dunque avere difficoltà a comprendere un prompt in italiano.

Rimanendo sul tema della lingua, l’importanza della precisione del prompt si può facilmente capire con un esempio.

Immaginiamo di avere davanti a noi un’AI che genera illustrazioni. Immaginiamo ora di darle il comando di rappresentare una squadra. “Squadra” è una parola che, come alcuni altri termini, dal punto di vista semantico può significare molte cose. Una squadra può essere questa:

squadra di calcio

 

In realtà, però, una squadra potrebbe essere anche questa:

 

squadra da disegno

 

Ci avevi pensato?

Il medesimo esempio possiamo farlo con molte altre parole, ad esempio la parola “calcio”, che può essere uno sport, ma anche un elemento chimico.

Quale sarà allora l’illustrazione che ci restituirà la nostra intelligenza artificiale? Tutto dipende dal prompt che forniamo all’AI, ovvero da quanto siamo precisi nel descrivere cosa vogliamo vedere rappresentato.

Dunque, quando interagiamo con un’AI ricordiamoci sempre di utilizzare un prompt corretto, specifico e dettagliato.

 

Come sfruttare al meglio l’intelligenza artificiale per il tuo Marketing

Abbiamo visto come l’intelligenza artificiale può aiutarti nel creare contenuti di successo per il tuo Content Marketing, attraverso l’uso di un prompt specifico e dettagliato.

Anche se l’AI ci può sembrare uno strumento che semplifica enormemente il processo di creazione di contenuti, bisogna sempre tenere a mente che l’intelligenza artificiale non potrà sostituire, almeno nell’immediato futuro, la creatività umana.

Come abbiamo visto, questo tipo di algoritmi richiedono comandi precisi per generare risultati soddisfacenti. Ma quando si tratta di branding e Marketing un prompt accurato potrebbe non essere sufficiente.

In ogni ramo della comunicazione, dal copywriting alla grafica, c’è bisogno che il tono di voce, lo stile, i visual del brand siano perfettamente coerenti tra loro, pena l’incapacità di trasmettere ai consumatori la vera essenza di un business. Questa responsabilità è ancora tutta in mano ai vari professionisti del settore. E d’altra parte è facile capire come questo genere di attività richieda una comprensione della mente umana che solo un altro essere umano può avere.

Per questo motivo, sebbene l’intelligenza artificiale possa darci delle ottime idee per i nostri contenuti, revisionarli attraverso il punto di vista di un’intelligenza umana prima di metterli online è un passaggio assolutamente necessario.

Ma che la comunicazione resti in mano alle persone è importante anche per altre ragioni, come ad esempio quella legata al diritto d’autore. Abbiamo visto come la questione copyright si posizioni in una zona d’ombra quando si tratta di AI. Dunque, l’unico modo per assicurarsi di non compiere violazioni di alcun genere è modificare con la nostra testa e la nostra creatività ciò che ci viene restituito dall’algoritmo.

 

Attenzione ai bias: anche l’Intelligenza Artificiale ha i suoi pregiudizi

Ci sembra infine doveroso fare un’importante precisazione sui contenuti creati con l’AI: non sono immuni dal pregiudizio.

L’intelligenza artificiale è un prodotto umano. Può sembrare un controsenso, è vero, eppure è una tecnologia creata dagli esseri umani e addestrata dagli esseri umani. E gli esseri umani, ce lo dice la Psicologia, sono ricchi di pregiudizi inconsapevoli (quelli che vengono chiamati bias). Cosa succede, dunque, se l’AI viene addestrata attraverso dati generati da menti umane?

La risposta è tanto semplice quanto disarmante: l’intelligenza artificiale apprende il pregiudizio. È ormai dimostrato da molte analisi e ricerche, tanto che oggi si parla di “bias algoritmico”.

Vuoi alcuni esempi? Wired Italia vi ha dedicato un’intera campagna di denuncia, che mette in mostra tutti i pregiudizi dell’intelligenza artificiale. Dai “lovers” rappresentati come coppie bianche eterosessuali alla parola “manager” espressa attraverso immagini di uomini bianchi di mezza età, l’AI MidJourney ha messo in mostra pregiudizi di ogni tipo, da quello razziale a quello sessista.

Ma cosa c’entra tutto questo con il Marketing?

Essere consapevoli di quelli che sono i limiti dell’AI è importante anche per il branding e la comunicazione di un prodotto, di un servizio o di un’azienda. E nel 2023 pregiudizi e stereotipi sono uno degli elementi più nocivi per la comunicazione di un business.

Ce lo dicono i dati! In particolare un sondaggio di Adobe ha rivelato che il 62% dei consumatori intervistati ritiene che la diversità nella pubblicità di un brand abbia avuto un impatto sulla propria percezione del prodotto o servizio pubblicizzato. E ancora, il 38% degli intervistati ha affermato di provare maggiore fiducia nei confronti di brand che mostravano apertura alla diversità nella propria strategia di comunicazione.

L’intelligenza artificiale, dunque, ha ancora tanta strada da fare prima di diventare una vera e propria rivoluzione del Marketing. Quello che possiamo fare, per adesso, è conoscerla, studiarla e utilizzarla saggiamente.

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